Come indossare una spilla, secondo me

Come indossare una spilla, secondo me

Saluto questo anno con un collage speciale (e autoreferenziale, ma spero di essere perdonata!): secondo le statistiche, infatti, alcuni dei post del blog più ricercati sono quelli della serie “come indossare una spilla”. Ne ho scritti tre più di un anno e mezzo fa (li potete leggere qui, qui e qui), con varie foto e diverse alternative su come si possa indossare una spilla, quindi ho pensato che poteva essere carino chiudere il 2017 con un post “ispirazione” e mostrare come, in diversi articoli, ho indossato le spille della mia collezione: da Coro a Trifari, dal cappotto ai capelli.. tanti modi per indossare tante spille! La mia collezione intanto cresce e di recente si è arricchita di una Trifari anni ’60 veramente bella che ho ricevuto in regalo. Spero di mostrarvela presto 🙂

Buone Feste, ci rileggiamo nel 2018!

Questa è la bacheca del mio Pinterest dove potete trovare altri modi per indossare le spille, enjoy it! ❤

Una Roma che non è Roma: San Saba

Una Roma che non è Roma: San Saba

C’è una Roma che non sembra Roma e che è uno dei miei luoghi preferiti in questa città: a San Saba, sul piccolo colle di fronte all’Aventino, sembra quasi che il tempo si sia fermato; allontanandosi, ma di poco, dalla confusione e dalla folla, ci si ritrova in un “piccolo paese” fatto di case a due e a quattro piani, strade tranquille e gatti che dormono beati sui marciapiedi. E’ un paese che basta a se stesso, con la sua chiesa, il suo teatro, il negozio di alimentari, l’edicola. Questo piccolo angolo di tranquillità è a due passi dalla Piramide Cestia e dal movimentato rione di Testaccio ed è per fortuna poco noto ai turisti che gli preferiscono luoghi più famosi, come il vicino Giardino degli Aranci.

Ci siamo ritrovati sui gradini delle sue scalinate solitarie e abbiamo esplorato i cortili ricchi di verde e di panni stesi al sole del primo pomeriggio.

Questo post, un po’ per caso e un po’ per piacere, è per me una sorta di ritorno agli inizi, perché in alcune foto ci sono anch’io e perché indosso una spilla della mia collezione: quando ho inaugurato il blog, infatti, la mia idea era di raccontare delle mie spille, delle curiosità legate alla loro storia e di come le “indosso” (senza pretese fashion). Poi con il tempo il blog è diventato una specie di diario di viaggio, un raccoglitore di ricordi, un luogo di condivisione dei miei tentativi fotografici; sono contenta di quello che è oggi questo piccolo spazio personale nel quale, tra alti e bassi, scrivo da due anni.

Al prossimo post ❤

PS. Il vestito, che adoro, è stato cucito per me da Cristina di L’atelier sul Brenta, una sarta dolcissima che dà alle sue creazioni i nomi di eroine letterarie: il mio si chiama Emma,  come la protagonista di Madame Bovary; la spilla è di Liz Clairbone.

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Una borsa furoshiki a Roma

Una borsa furoshiki a Roma

A volte, quando ci si allontana per un po’ di tempo dai propri luoghi, si sente il bisogno, al ritorno, di riappropriarsi della quotidianità, della strada lungo la quale andiamo al lavoro, della propria casa o della città intera.. Certo, nel caso di Roma la questione può essere complessa: Roma è così tante città e tante realtà tutte insieme che spesso ci sente estranei in quella che dovrebbe essere casa. Così qualche giorno fa, mentre mi recavo da un’amica, invece di prendere il tram ho preferito camminare lungo la via Flaminia (ben lontano da casa mia), tra giardini incolti e trascurati, passando per un delizioso angolo con due fontane e dando una sbirciatina a un posto speciale, uno dei tanti gioielli di cui la città è piena, Little London: è una strada privata nel quartiere Flaminio, con case colorate e ingressi che ricordano quelli tipici della capitale inglese. Insomma, non potendo tornare a Londra a breve mi sono consolata con questo scorcio particolare!

(EN) Sometimes, when you are far from home for a while, you feel the need at your return to regain possession of your routine, of your own home, of the road by which you go to work or even of an entire city… Obviously in the case of Rome the issue can be complex: Rome has so many cities and so many realities all along that we often feel like strangers in what should be our home. A few days ago, while I was going to a friend, instead of taking the tram I preferred to walk along Flaminia street (quite far from my house), among fallow and neglected gardens, through a delightful corner with two fountains and giving a peek to a special place, one of the many jewels of which the city is full, Little London: a private road in the Flaminio district, with colorful houses and entrances that resemble those typical ones of the English capital. So, since I can’t go back to London soon, I had to comfort myself with this particular glimpse.

A volte, però, succede che quando si è stati a lungo in un posto lontano o molto diverso, non si voglia ancora staccarsene del tutto: è quello che mi succede con il viaggio in Giappone, così intenso e totalizzante che mi rimarrà impresso a lungo.. Mentre passeggiavo per Roma, tra le sue fontane, la sua decadenza e i suoi angoli speciali, ho quindi portato con me un po’ di creatività giapponese: una borsa furoshiki. Il furoshiki è un foulard (o un banale quadrato di stoffa) che in Giappone si usa per incartare un dono o improvvisare un sacchetto; nell’evoluzione moderna (e fashion) che ho trovato a Kyoto si realizzano con questa tecnica delle vere e proprie borse, con manici in plastica, bamboo e tanti altri materiali.. C’era davvero l’imbarazzo della scelta, tanti manici e foulard da abbinare a piacimento: la versione giapponese delle “Un jour Un sac”!

Vi piace la mia borsa? Il giveaway che sto pensando per voi è molto in tema!

(EN) Sometimes, though, it happens also that, when you have been in a distant place or a very different place, you do not even want to separate from it entirely: this is what is happening to me with the trip to Japan, so intense and all-encompassing that it will remain with me for long .. So, while I was walking through Rome, among its fountains, its decadence and its special corners, I brought a little Japanese creativity with me: a furoshiki bag. The furoshiki is a scarf (or a simple square of cloth) used in Japan to wrap a gift or improvise a pouch; in the modern evolution (and fashion) that I found in Kyoto, with this technique they make real bags, with plastic handles, bamboo and many other materials .. There was really plenty of choice, many handles and scarves to be combined at will: the Japanese version of “Un jour, un sac”!
Do you like my bag? The giveaway I’m thinking for you is very concerning!

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Spilla vintage: Liz Clairbone (post dedicato)