A Milano, il Liberty e altri dettagli

A Milano, il Liberty e altri dettagli

Un anno fa, o forse qualcosa in più, durante una di quelle tipiche giornate di Milano, in cui il sole, dietro le nuvole, si può solo immaginare, abbiamo fatto un lungo giro per la città in cerca delle numerose testimonianze del Liberty. Ero senza la macchina fotografica quel giorno e mi ero quindi ripromessa di tornare, rifare il giro, fotografare i dettagli, ammirare di nuovo la bellezza dei palazzi, dei decori, dei disegni.

Questa volta, però, l’imprevisto era dietro l’angolo e mi sono ritrovata davanti alla massima espressione del Liberty milanese, Casa Galimberti, perfettamente “impacchettata” e totalmente coperta per lavori di restauro. Ma questo palazzo, seppur bellissimo, non è l’unico: ce ne sono molti altri, insieme a vetrine e a dettagli da ammirare, con la testa e la macchinetta fotografica perennemente all’insù!

Mi sono goduta il tempo lento del giorno di vacanza seduta in una libreria di Piazza San Simpliciano, così vuota e silenziosa da sembrare quasi irreale. Con un piccola passeggiata sono arrivata al Parco Sempione e all’angolo nascosto che ospita l’Acquario Civico, con le sue ceramiche colorate e i decori in tema, tra pesci, ippopotami, tartarughe e coccodrilli.

Lasciata Casa Guazzoni e i putti che ne reggono i balconi, sono passata davanti a uno dei miei palazzi preferiti, che è interamente ricoperto da una fitta vegetazione molto scenografica (in viale Luigi Majno); mi sono fermata brevemente a Piazza Eleonora Duse, con le sue belle facciate signorili e infine sono arrivata a Casa Campanini e alle due donne che ne sorvegliano l’ingresso: queste due figure sembrano invitare i passanti a fermarsi sotto il loro sguardo sereno, ad alzare gli occhi alle finestre e ai balconi decorati, ad ammirare lo sfarzo e l’estro di un’esperienza, quella del Liberty, che ha abbellito la città e le ha donato originalità e, soprattutto, poesia.

A presto!

DSC_8998
Teatro Fossati, Brera
DSC_9013
Piazza San Simpliciano
DSC_9005
Libreria del Mondo Offeso
DSC_9011
Libreria del mondo offeso
DSC_9050
Via Vincenzo Monti
DSC_9024
Acquario Civico
DSC_9039
Acquario Civico
DSC_9034
Acquario Civico
DSC_9029
Acquario Civico
DSC_9033
Acquario Civico
DSC_9040
Acquario Civico
DSC_9082
Casa Guazzoni
DSC_9085
Casa Guazzoni
DSC_9083
Casa Guazzoni
DSC_9080
Casa Guazzoni
DSC_9078
ex Cinema Dumont

DSC_9071

DSC_9087
Via Majno
DSC_9109
Via Luigi Majno
DSC_9089
Piazza Eleonora Duse
DSC_9101
Via Majno
DSC_9141
Casa Campanini
DSC_9134
Casa Campanini
DSC_9132
Casa Campanini
DSC_9136
Casa Campanini
DSC_9138
Casa Campanini
DSC_9139
Casa Campanini
DSC_9144
Casa Campanini

DSC_9148

Il mio giro del Liberty manca di alcuni elementi importanti, come la Palazzina Liberty e Palazzo Castiglioni, primo esempio di questo stile in città: potete leggere un articolo dettagliato ed esaustivo qui.

“Vorrei conoscer l’odore del tuo paese”: Torcello e Burano

“Vorrei conoscer l’odore del tuo paese”: Torcello e Burano

A volte mi sembra di aver esaurito le parole. Non so più come accompagnare le mie foto, sembra essere già stato tutto detto, tutto scritto, tutto ripetuto all’infinito.

In questi momenti di afasia mi affido a un verso di una poesia o a un brano di un libro, a volte a una canzone, come quella di oggi.

Non è una canzone a caso, è la canzone del mio matrimonio.

Cinque anni esatti dopo mi sono emozionata nel trovarla tanto azzeccata e così vera mentre passeggiavamo a Torcello e poi a Burano, che “odora” di paese.

La perfezione di un giorno speciale ❤

“Vorrei conoscer l’odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo o dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci,
i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri
e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’un rabbuiarsi o del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
poter farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’Appennino dove risuona
fra gli alberi un’usata e semplice tramontana
e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia,
il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’infinito
e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io…”  (F. Guccini)

DSC_8058

DSC_8075

DSC_8065

DSC_8071

DSC_8080

DSC_8056

DSC_8193

DSC_8174

DSC_8145

DSC_8115

DSC_8100

DSC_8120

DSC_8140

DSC_8090

DSC_8093

DSC_8087

DSC_8097

DSC_8150

DSC_8127

DSC_8131

DSC_8132

DSC_8134

DSC_8180

DSC_8122

DSC_8142

DSC_8152

DSC_8153

DSC_8116

DSC_8108

DSC_8185

DSC_8161

DSC_8167

DSC_8137

DSC_8123

DSC_8121

DSC_8135

DSC_8095

DSC_8178

DSC_8188

DSC_8061

DSC_8113

DSC_8169

Venezia, esterno notte

Venezia, esterno notte

“Fa pensare davvero alla carta da musica, ai fogli di una musica eseguita in continuazione: le partiture si avvicendano come ondate di marea, le barre del pentagramma sono i canali con gli innumerevoli legati dei ponti, delle lunghe finestre o dei curvi fastigi delle chiese di Codussi, per non parlare dei violini che hanno prestato il manico alle gondole. Sì, tutta la città somiglia a un’immensa orchestra, specialmente di notte, con i leggii appena illuminati dei palazzi, con un coro instancabile di onde, col falsetto di una stella nel cielo (..). La musica, s’intende, è ancora più grande dell’orchestra; e non c’è mano che possa voltare il foglio”.

Iosif Brodskij, “Fondamenta degli incurabili

DSC_8232

DSC_8233

DSC_8240

DSC_8237

DSC_8648

DSC_8263

DSC_8667

DSC_8665

DSC_8661

DSC_8662

DSC_8660

DSC_8640

DSC_8250

DSC_8258

DSC_8265

DSC_8270

DSC_8637

DSC_8256

DSC_8249